SARDEGNA, ISOLA DELLA VELA E DELLO YACHTING

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Parla il presidente della FIV Corrado Fara

Avvocato, dirigente sportivo, una passione smisurata per il mare e la vela. Strenuo sostenitore del connubio tra sport, turismo e sostenibilità, Corrado Fara è presidente della Terza Zona FIV Sardegna. Da pochi mesi è anche numero uno dello Yacht Club Porto Rotondo.

Alla guida della vela in Sardegna, qual è lo stato dell’arte?

«Svolgo il mio ruolo di Presidente di Zona ormai da cinque anni e mi ritengo fortunato a vivere in una Regione posizionata al centro del Mediterraneo, circondata da coste bellissime, con oltre cinquanta circoli velici nel suo perimetro, con la sede del Centro di Preparazione Olimpica della Federazione Italiana Vela a Cagliari, con la conseguente presenza di tutti gli atleti che si allenano per le Olimpiadi al Poetto, con le regate di Maxi Yacht in Gallura, con le regate nelle quali si assegnano i titoli mondiali delle più importanti classi veliche olimpiche che si svolgono in Sardegna, con la presenza della base di Luna Rossa da oltre dieci anni al Molo Ichnusa, con un evento quale la Coppa America che si svolgerà fra un mese sempre a Cagliari.

Una serie di coincidenze non casuali che determinano un indotto incredibile nel movimento velico in Sardegna, specialmente nelle scuole di vela, nelle classi veliche che vogliono venire nel nostro territorio per svolgere eventi sempre più importanti e, soprattutto, convincere World Sailing, la Federazione mondiale della vela, a organizzare manifestazioni di livello internazionale in Sardegna.

Da non trascurare l’indotto economico per le presenze in Sardegna grazie alla vela (trasporti, servizi, alberghi, ristoranti) e quindi la disponibilità, anche da parte del pubblico (Regione e Comuni), a sponsorizzare eventi di carattere mondiale. Direi che lo stato dell’arte è estremamente positivo e soprattutto in crescita a tutti i livelli.»

I preliminari della Coppa America a Cagliari sono un’occasione unica, una vetrina mondiale che può spingere il sud della Sardegna verso mete impensabili qualche anno fa.

«Come ho già detto prima, avere la tappa preliminare della Coppa America a Cagliari è la summa, la conclusione e il punto di partenza del nostro movimento velico.

Le cose non accadono mai per caso e siamo stati bravi a sfruttare un evento mediatico unico, oltre alla presenza a Cagliari di decine e decine di giornalisti, curiosi e simpatizzanti, con gli alberghi al completo. Un’occasione unica per il movimento e per il territorio.

Per rispondere alla domanda direi che saremmo miopi se circoscrivessimo l’importanza dell’evento con conseguenze solamente al sud della Sardegna. È un evento della Sardegna intera; è un evento che, insieme alla seconda tappa preliminare che si svolgerà a Napoli e alla fase finale dell’anno prossimo, coinvolge e interessa l’Italia intera.

Ha ripercussioni inimmaginabili, ma lascerà su tutto il territorio entusiasmo, voglia di mare e, nei ragazzi delle scuole di vela, la propensione a emulare i velisti più famosi che vedranno in televisione e, i più fortunati, anche dal vivo.

Emulazione non impossibile, considerato che i giovani che sono nel team di Luna Rossa provengono dalle classi veliche e dagli equipaggi olimpici della Federazione Italiana Vela, grazie a un accordo fra le parti interessate. Accordo che fa ben sperare anche i giovani velisti sardi.»

La città di Cagliari finalmente si è aperta al mare: i grandi lavori sul porto storico di via Roma, il polo della cantieristica navale al Porto Canale. Siamo a una svolta anche economica?

«Nel tempo ho sempre dichiarato che a Cagliari si può organizzare qualsiasi evento di carattere velico e questo per vari elementi convergenti in questa città: il mare, la presenza di un aeroporto a pochi chilometri dalla città e un porto che si trova nel cuore della città.

L’avere avuto la lungimiranza di concretizzare finalmente un porto turistico di buone dimensioni, con un albergo sul porto, fronte via Roma, nel cuore della città vecchia di Cagliari, penso renda questa città unica, con una possibilità di incremento esponenziale delle attività nautiche e dei servizi relativi.

Lo sviluppo, e quindi il vero problema nel passato, è stato che i grandi yacht passavano dritti davanti a Cagliari per andare a Palma di Maiorca, oppure a Malta o in altre località, dove trovavano la possibilità di far svernare le imbarcazioni, di eseguire le manutenzioni e di mettere a disposizione degli equipaggi un sistema accogliente con una cantieristica adatta a qualsiasi intervento.

Oggi tutto questo lo abbiamo a Cagliari. Direi che è l’occasione per fare convergere qui, con una deviazione, i grandi yacht e i loro equipaggi, che si troveranno in una città unica con un hinterland inimmaginabile.»

Nascerà finalmente la cittadella della vela a Marina Piccola con il contributo dello Yacht Club Cagliari, della Lega Navale e del Windsurfing Club?

«È un sogno che come Zona FIV inseguiamo da anni.

L’unione dei circoli interessati, la partecipazione del concessionario della restante parte del porto e l’interesse attivo, anzi fattivo, del Comune di Cagliari e della Regione sono segnali estremamente positivi che fanno ben sperare sulla conclusione del non facile, né tantomeno breve, percorso amministrativo di approvazione del progetto.

Trovata la giusta sintesi e soprattutto i finanziamenti per realizzare le infrastrutture, Marina Piccola sarà un sito fantastico per poter fare vela 365 giorni l’anno in un sistema organizzato e accogliente, pronto in qualsiasi momento per ospitare eventi di caratura mondiale.

Spero davvero di poter concludere il mio mandato nel 2028 con una situazione, se non conclusa definitivamente, sicuramente molto avanzata di questo progetto; nel frattempo non ci fermeremo e porteremo in ogni caso a Cagliari, ogni anno, mondiali di elevato livello delle classi olimpiche con la partecipazione di centinaia di atleti.»

Lei è fresco di nomina come presidente dello Yacht Club Porto Rotondo. Quali saranno le sue prime mosse?

«Abbiamo diversi obiettivi di lungo periodo che richiedono azioni immediate.

Tra queste, sicuramente stimolare presso le nuove generazioni l’interesse per la vela e il mare in genere, educando al rispetto dell’ambiente ma soprattutto portando in mare i giovani.

La storicità dello Yacht Club Porto Rotondo è sicuramente un valore aggiunto sul quale portiamo avanti gli obiettivi di crescita, come l’incremento del numero dei soci attivi; dunque rendere le attività del club di interesse per le persone che già ci conoscono e frequentano la nostra sede ed essere attrattivi per chi ancora non ha avuto questa opportunità, che personalmente considero un privilegio.

Queste sono le prime mosse che, insieme al Consiglio Direttivo, intendiamo affrontare per rendere lo Yacht Club un luogo dove si respira la cultura del mare, dove questa significa condivisione e socialità, sport e futuro affidato alle nuove generazioni.»

Lei è un vero lupo di mare. Cosa direbbe a un giovanissimo per fare in modo che si avvicini al mondo della vela?

«La vela non è solo uno sport: chiunque la pratica scopre una dimensione dalla quale non si separa più.

Il fine può essere quello di confrontarsi con altri durante le regate, ma anche semplicemente il piacere di vivere il mare sospesi tra aria e acqua, essendo i protagonisti di quell’esperienza.

La vela, come anche altri sport acquatici, insegna a essere autonomi, indipendenti e, se praticata con altri, a collaborare: è una scuola di vita e il suo grande valore aggiunto è che offre, nel corso della sua pratica, emozioni positive dalle quali la quasi totalità delle persone non si separa più.

Sono tanti i velisti che hanno cominciato da bambini e non hanno più smesso: la vela non ha età, ma una volta scoperta è un’esperienza talmente coinvolgente e positiva da farne una pratica della propria vita, una pausa ricreativa, uno sport praticato regolarmente o meno, oppure un lavoro.

Consideri che molti giovani praticanti velisti, come l’esperienza ci insegna, saranno i professionisti del mare di domani: l’attaccamento all’esperienza in mare è talmente forte che la percentuale di giovani praticanti di ieri che oggi troviamo, a vario titolo, coinvolti nelle professioni del mare è altissima.

Quindi a un giovane direi semplicemente di venire a scoprire questo mondo, perché imparerà a rispettare il mare, a conoscerlo e a viverlo da protagonista.»

trascrizione dell’articolo comparso su Yachting Cagliari Magazine

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